Coronavirus e convivenza forzata: quali effetti sulle coppie?

 

La consulenza alle famiglie: come cambia in questo periodo di limitazioni di spostamento? È ancora più importante la fase di ASCOLTO.

La comparsa del Covid-19 e la fase pandemica che questo virus ha innescato, oltre ad aver avuto   le gravissime conseguenze che tutti conosciamo sul piano sanitario ed economico, ha determinato notevoli difficoltà sul piano familiare e in particolare della vita di coppia: si tratta di problemi più striscianti, che – a parte qualche sporadico articolo – non ottengono la ribalta delle cronache, ma che, alla fine, incidono sulla qualità della vita di molti di noi.

Infatti, sin dall’inizio della pandemia, molti coniugi si sono trovati a vivere un’inedita condizione: passare molto tempo assieme. Questo aspetto era sicuramente più rilevante nella fase di lockdown totale, ove tutti (o quasi) siamo stati chiusi in casa per settimane, ma non ha mancato di incidere anche nei mesi successivi, in cui – seppure molti hanno ripreso la propria attività lavorativa – nel tempo libero si trovano ad essere molto limitati negli spostamenti e nelle attività di svago, non essendo possibile andare al bar o a trovare amici e parenti, non essendo possibile svolgere le abituali attività sportive, ecc.

Se questa condizione di limitazione forzata degli spostamenti e quindi di più stretta e persistente vicinanza al partner può avere dei risvolti positivi per i più romantici, la maggior parte delle coppie è stata messa in difficoltà dalla nuova routine, e parliamo sia delle coppie che percorrono, tra alti e bassi, un percorso comune, sia delle coppie in crisi che avevano già maturato la decisione della separazione al fine di perseguire ognuno la propria strada.

La “clausura” e comunque la più assidua convivenza, per le coppie non in crisi conclamata, ha senza dubbio generato qualche nervosismo e litigio in più, nel migliore dei casi; nel peggiore ha portato la coppia alla decisione di separarsi; invero i primi dati statistici a disposizione, mostrano come dall’inizio della pandemia sia aumentato il numero delle separazioni: dopo la conclusione  del primo periodo di lockdown totale (in cui – si ricorda – anche i Tribunali erano fondamentalmente fermi), molte più coppie sono ricorse al Giudice per porre fine al proprio rapporto.

Più complicata ancora è stata la situazione di quei coniugi che avevano già intrapreso il percorso per la separazione, ma che lo hanno visto bloccato a causa della menzionata sospensione/rallentamento dell’attività degli uffici giudiziari a causa dell’emergenza sanitaria. Queste coppie hanno visto dilatarsi a dismisura le tempistiche del procedimento di separazione, trovandosi obbligati – soprattutto nella fase di lockdown totale – a convivere tra le medesime quattro mura, nonostante esistesse tra di loro già da tempo una situazione di accesa conflittualità, che appunto li aveva portati alla decisione di porre fine al loro rapporto. Non è un caso, infatti, che dall’inizio della pandemia siano notevolmente aumentati (del 74,5%!) i casi di violenza domestica.

Al di là di queste situazione più gravi, in cui, lockdown o no, non si può prescindere da un intervento delle Autorità competenti per punire eventuali condotte criminose, il consiglio degli psicologi è quello che ciascun coniuge si riservi i propri ambiti privati (che saranno tanto maggiori, quanto più grave è la conflittualità) e che vengano prevenute e disinnescate a monte le possibilità di conflitto, con un’organizzazione degli spazi ed una pianificazione dei compiti in casa.

Si potrebbe pensare che, con la ripresa di gran parte delle attività lavorative, spendendo i coniugi buona parte della loro giornata sul luogo di lavoro e quindi lontano l’uno dall’altro, il problema sia in gran parte risolto; così tuttavia non è, perché non va dimenticata l’importanza, nella vita di ciascuno di noi, dello svago e dello scarico dello stress: infatti se si passa tutta la giornata al lavoro, per poi essere costretti a passare le serate ed i fine settimana a casa, senza poter godere degli  abituali diversivi, è evidente che lo stress e la conflittualità con il partner possono facilmente aumentare. Proprio per tali ragioni gli psicologi suggeriscono di prevenire i conflitti organizzando spazi, tempi e compiti per le ore che si passano in casa. Oltre a ciò, di sicuro si rende necessaria un’abbondante dose di buon senso e di responsabilità (soprattutto in presenza di figli) in capo a entrambi i coniugi, nella speranza di un rapido ritorno alla normalità.

La descritta situazione di lockdown o comunque di restrizione della libertà di movimento ha senza dubbio cambiato il modo in cui l’Avvocato assiste il coniuge o la coppia in crisi (e non): noi riteniamo che in questa fase l’ascolto delle esigenze e delle difficoltà del Cliente sia ancora più importante, al fine di assisterlo a 360 gradi e fornirgli, di concerto con i professionisti con cui lo Studio collabora (ad es. psicologi), i giusti consigli ed accorgimenti, anche non strettamente giuridici, per far fronte alle criticità di questo particolare e disgraziato periodo storico, anche e soprattutto in considerazione – come già si accennava – del benessere dei figli della coppia, spesso già profondamente colpiti sul piano personale e relazionale dalle restrizioni imposte dalla norme di contenimento del contagio.