La disparità patrimoniale e i criteri per la determinazione dell'assegno divorzile

Quanto accaduto nel caso Berlusconi-Lario (e la restituzione dell'assegno) può essere molto comune...

Il caso Berlusconi-Lario ha “fatto notizia”, ma più in generale, la sentenza n. 11504 del 2017 della Cassazione ha influito sulla determinazione dell’assegno divorzile per moltissimi coniugi in fase di divorzio. Vediamo perché.
All’epoca della separazione tra Silvio Berlusconi e Veronica Lario, nel 2012, venne applicata l’allora vigente orientamento giurisprudenziale che prevedeva la determinazione dell’assegno di mantenimento sulla base del tenore di vita goduto dalla Sig.ra Lario durante l'unione con il Cavalier Berlusconi: fu deciso che alla Sig.ra Lario, in base a questo criterio, spettassero 3 milioni di euro al mese, somma poi ridotta in appello e Cassazione a 2 milioni di euro. In sede di divorzio (nel 2015) il Tribunale di Monza stabilì l'ammontare dell’assegno mensile in 1,4 milioni di euro mensili.

Tutto cambiò (e non solo per i coniugi Berlusconi) con la sopra menzionata sentenza n. 11504 del 2017 della Cassazione, che stabilì un innovativo orientamento interpretativo per la determinazione dell’assegno divorzile; secondo tale orientamento ai fini della quantificazione dell’assegno di divorzio, si deve superare il criterio del tenore di vita goduto durante il matrimonio ed utilizzare il criterio di autoresponsabilità.

Ovviamente i legali del Cavalier Berlusconi colsero il profondo significato di tale orientamento e impugnarono la decisione del Tribunale di Monza avanti la Corte d’Appello di Milano, che, applicando tale nuovo indirizzo, ritenne che alla sig.ra Lario non spettasse alcun assegno, con conseguente obbligo per quest’ultima di restituire quanto ricevuto a tale titolo, per un totale di circa 45 milioni di euro.
La questione è stata poi portata dalla sig.ra Lario davanti alla Suprema Corte di Cassazione, la quale, con l’ordinanza n. 21926 del 30.08.19, confermava quanto deciso dalla Corte d’Appello di Milano sia sull'assegno di divorzio sia sulla restituzione di quanto fino allora versato dal Cavaliere.

Alla luce di questo caso “eclatante” possiamo considerare quali sono i presupposti ed i criteri per la determinazione dell’assegno divorzile.

La Cassazione ha stabilito che, ai fini del riconoscimento dell’assegno di divorzio, va innanzitutto effettuata una comparazione tra le condizioni economiche dei coniugi, per attribuire così la rendita al coniuge che, a seguito del divorzio, si trovi in una condizione di non autosufficienza o di importante inferiorità economica, dovuta al sacrificio della propria vita professionale per la famiglia.

Nel caso in questione, accertato che, a seguito dello scioglimento del matrimonio, entrambi i coniugi vivevano comunque in grande agiatezza, la Corte appurava comunque un chiaro squilibrio economico in favore del Cavaliere; ma tale condizione non è stata ritenuta imputabile alla decisione presa dalle parti durante il matrimonio di lasciare alla Signora Lario la gestione della famiglia (con sacrificio della carriera) ed al marito gli affari, da un lato perché la disparità patrimoniale esisteva già alla data del matrimonio e dall’altro perché il patrimonio della Signora Lario è stato costituto interamente da Berlusconi, che ha compensato così i sacrifici professionali fatti dalla prima per seguire la famiglia, consentendole di affrontare la fase successiva alla fine del matrimonio con assoluta agiatezza.

Per tali ragioni, quindi, si è ritenuto di non concedere alla moglie un assegno divorzile.